Alla Cortese Attenzione del

 

GIUDICE ISTRUTTORE

Dott. Rosario PRIORE

Ufficio Istruzione 1^ Sezione

via Triboniano, 3

 

00196   R O M A   RM

 

 

da Ciancarella Mario - Lucca

 

 

 

 

Gentile Dott. Priore,

 

                                   Non vorrei distrarLa dalle Sue indagini e tornare ad "interferire", se mai posso aver rischiato di farlo in precedenza, ma ritengo importante portare a Sua conoscenza alcune circostanze che potrebbero avere un qualche interesse per la Sua azione giudiziaria. Si tratta di un documento autografo di Sandro Marcucci e di una informazione.

 

                                   Il documento. Esso è riemerso da tutto un carteggio che vado rivisitando nel mentre cerco di scrivere la storia mia personale e quella di tanti altri militari democratici,  in una ipotesi di libro che è molto improbabile possa trovare una sua forma di pubblicazione; ma diviene comunque un "documento" per la memoria del futuro e forse anche una necessità personale di igiene mentale. Come potrà vedere dalla copia allegata, potrebbe avere rilievo anche per la Sua indagine in quanto testimonia di uno scontro durissimo che Marcucci ebbe, pochi giorni prima di Ustica, con il Capo dello Stato Maggiore della II^ Regione Aerea - al tempo il Generale Giovanni Cavatorta - che oggi compare, se non vado errato, tra gli Alti Ufficiali destinatari, già dal 1991, delle incriminazioni del Suo Ufficio per Alto Tradimento.

 

                                   Senza la conoscenza personale del Gen. Cavatorta e senza la Sua incriminazione potrebbe apparire dal documento che Sandro Marcucci ed altri alti Ufficiali dell'Arma Aeronautica abbiano avuto un incontro estremamente torbido e carico di sospetti di eversione. Ma io temo che si sia trattato di un evidente tentativo di intimidazione, contro Ufficiali lealisti "rei" di aver intuito che elementi deviati potessero tramare eversivamente contro le istituzioni, benchè non avessero elementi sufficienti al tempo per capire di cosa potesse trattarsi, e non abbiano trovato poi sufficienti motivazioni per denunciare o verificare - come ha cercato di fare Sandro - se quei progetti torbidi avessero rapporto con la vicenda Ustica.

 

                                   Del tutto irrituale quella iniziativa del Cavatorta e pregiudizievole per di più dell'esito di eventuali effettive indagini di P.G., perchè, ove un superiore ritenga che un suo ufficiale si sia macchiato di responsabilità che potrebbero costituire ipotesi di reato, egli dovrebbe agire con ben altra discrezione per evitare che la sua eventuale volontà di una verifica preventiva possa trasformarsi in un preavviso all'eventuale colpevole che si voglia indagare sulle sua azioni. L'episodio appare inoltre ed evidentemente come strumentale, non essendo stato stato dato alcun seguito a quella minaccia di deferimento penale, che comunque avrebbe dovuto essere inoltrato alla Autorità Giudiziaria competente, non sussistendo un potere discrezionale in merito per un Ufficiale di P.G, per quanto possa essere funzionalmente superiore diretto del sospettato.

 

                                   Ciò premesso non voglio certamente farLe una mia lettura personale dello scenario che può desumersi dal documento - cosa che sono sempre disponibile a discutere con Lei ove ne ravvisasse la necessità -, ma la presenza del Gen. Comandante della III^ Regione Aerea, all'interno della quale si sarebbero svolte da lì a pochi giorni le vicende scellerate di Ustica, potrebbe rendere importante per le Sue indagini accertare perchè vi fosse convocato il Marcucci e se fra gli intervenuti a quell'incontro avesse potuto esserci anche il Gen. Boemio, corrispondente nella funzione al Gen. Cavatorta. Questi per la II^ R.A., quegli per la III^ R.A.

 

                                   L'accaduto, a mio parere, non va comunque separato dalle condizioni "politiche" di quei giorni, evidenziate dagli interventi - certamente a Sua conoscenza - che il Ministro per la Difesa Lagorio tenne tra la fine di Maggio ed il 25 Giugno 1980 rispettivamente ai frequentatori della Scuola di Guerra Aerea di Firenze - Capitani e Tenenti Colonnelli - ed alla Commissione Difesa del Senato - ove erano presenti, quanto silenziosi, tutti e quattro i Capi di Stato Maggiore -. Lei certamente avrà acquisito e valutato i testi di quegli interventi, così profondamente e sostanzialmente diversi tra loro. Il primo prefigurando scenari di guerra necessitanti la assolutà garanzia di fedeltà dell'Arma e sicurezza disciplinare dei suoi uomini, il secondo accreditando scenari di esasperato pacifismo, assolutamente alieno da ogni preoccupazione di esasperazione della crisi politica in atto. Quasi che al Parlamento ed alle Forze Armate potessero essere presentate due opposte facce della medesima realtà, per un ruolo diverso ed inconciliabile di rapprtarsi ad essa del "mondo Parlamentare" e di "quello militare". E non fosse piuttosto necessario riconfermare che le Forze Armate debbano e possano attuare, secondo la conduzione operativa del Governo, solo ed esclusivamente la volontà Parlamentare determinata dalla sua sovrana valutazione delle necessità imposte dalla situazione politica internazionale. Ma tant'è quegli interventi certificano questa "schizofrenia" apparentemente incomprensibile, che si chiudeva con la singolare affermazione: "Il Capo dei Capi di Stato Maggiore americano può ben riferire al Suo Parlamento che l'Italia è una buona base. Come si vede, questa idea dell'Italia come ottima portaerei del Mediterraneo è un'idea antica e resistente. Ma i fatti veri dicono che nulla ci è stato chiesto, nulla è in via di preparazione, o preparato". Singolare e forse preoccupante questo argomentare del Ministro, non crede?

 

                                   E certo rimane una profonda ambiguità per le dichiarazioni successive del Ministro Lagorio alla "Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi" (6 Luglio 1989) secondo le quali i Servizi non "erano stati attivati all'indomani di Ustica" perchè ritenuti "deboli, male organizzati, privi di tecnologie, senza autorità e senza credibilità negli affari internazionali". Credo che sarebbe stato difficile argomentare - se qualcuno lo avesse ritenuto necessario, e lo avesse preteso doverosamente dal Ministro - come si potesse dare un tale duro e severissimo giudizio di quei servizi dopo essere stato circondato, davanti alla Commissione Difesa e appena due giorni prima dagli avvenimenti stragisti, dai Capi di Stato Maggiore (che quei Servizi dispongono e controllano) a testimonianza di un rapporto di fiducia - tra Ministro e Vertici Militari - che si voleva mostrare assoluto e totale. Quando mentiva il Ministro al Parlamento? Nel 1980 o nove anni dopo? O forse, come è più probabile, in entrambe le situazioni? A Lei, se lo riterrà necessario, valutare e definire ipotesi di illecito e cercare risposte giudiziarie a questi aspetti, che tutti si ritrovano nel documento allegato, e per i quali io ritengo invece di avere già delle risposte di tipo politico e "strategico-militare".

 

                                   L'informazione. Le avevo accennato che, subito dopo la morte di Sandro, mi si prospettò la esistenza di una  amante di Sandro per cui sarebbe stato bene "che io non aprissi scenari della vita di Sandro" che avrebbero potuto svilirne l'impegno democratico ed etico. Pur non temendo assolutamente di rendere di pubblico dominio situazioni personali che ritengo "possibili e ordinarie", non ho mai inseguito questa persona pur non limitando la mia attività a causa della sua "presunta" esistenza. E' lei stessa ad avermi rintracciato e visitato in Lucca, sul finire del 1995. Forse le ho dato una eccessivo credito e riconosciuto una frettolosa credibilità a causa di foto che mi esibì che la ritraevano con Sandro.

 

                                   Le risparmio i vari passaggi delle sue affermazioni di legame con Sandro e di conoscenza della percezione di pericolo che Sandro le avrebbe comunicato fin dal Giugno 1991. Essendo io a conoscenza del fatto che in una cena del Dicembre di quell'anno Sandro aveva comunicato, come una specie di testamento, i medesimi "timori-certezza" a tutti i suoi fratelli, la rivelazione non mi aveva stupito. Anche se mi ha forse indotto a precipitose concessioni di fiducia, con suggerimenti che potrebbero averci sottratto definitivamente ogni possibilità di risalire ai nomi del controllore e del pilota che Sandro tratteneva con assoluta e "gelosa determinazione" nella sua sola conoscenza.

 

                                   Tuttavia la persona in questione, tale Rossella Ferrato, attrice di teatro, di cui ho solo il numero di cellulare (0337-845634) a lungo rimasto "inattivo" ad i miei successivi tentativi di contatto, mi aveva informato di aver accompagnato Sandro, nel Giugno del 1980, prima che lui le parlasse una notte dei suoi timori, ad un indirizzo di Roma in via Sicilia 169. Le chiesi di tornare sul posto per indicarmi in quale Ufficio avrebbe potuto essersi recato Sandro in quella circostanza, in cui a sua detta lei lo avrebbe solo condotto ed aspettato in macchina, senza accompagnarlo negli uffici. Dopo qualche tempo e prima di "eclissarsi" - per poi nel 1997 giustificarsi del suo silenzio, all'unica mia chiamata che ottenne risposta al suo numerino, con una grave malattia che la avrebbe allettata per mesi a rischio della vita (ma senza poi assolutamente tornare a farsi risentire come aveva invece promesso) - mi comunicò che l'unica "possibile società" cui Sandro avrebbe potuto rivolgersi in quella occasione sarebbe stata la "ALI-PROTEX" di tale "Giannetti Danilo", come si rilevava a suo dire da una insegna ancora presente nell'atrio del Palazzo.

 

                        Ma, ed è qui l'informazione che ritengo di doverLe comunicare, tutto questo ha trovato delle smentite preoccupanti. La visura camerale che Le allego accerta infatti che la Ditta, pur attiva nel famoso 1991, "ha cessato in data 25/7/94 con denuncia del 26/8/94". Inoltre non compare alcun nominativo riconducibile a Giannetti Danilo, ed i membri del Consiglio di Amministrazione hanno singolarmente una elezione di residenza presso lo stesso indirizzo della Società. Sono quasi certo, salvo ulteriori e definitive verifiche, che almeno uno dei tre amministratori citati nella visura sia un Generale della Aeronautica. Per quanto la società risulti "inattiva", credo sia rilevante che, dopo la definizione parziale dell'oggetto sociale, nella visura appaia la dicitura "Attività non dichiarata".

 

                                   Pur con i tempi lunghi che caratterizzano attualmente le mie capacità operative verificherò attraverso una qualche società di servizi, e non appena le mie risorse economiche lo permetteranno, quali siano stati i bilanci e le documentazioni di operazioni della Società, presenti presso la Cancelleria Commerciale di Roma. Per ora ho maturato la certezza che si trattasse di una società di copertura. Sensazione che è stata avvalorata, in me, da una recente visita in questi ultimi giorni a Roma. Recatomi presso il 169 di via Sicilia (che a puro titolo informativo è vicinissimo alla entrata posteriore della Ambasciata Americana là dove si può leggere dall'esterno il cartello interno al gabbiotto di ingresso che reca "Posta USIS" e subito sotto "USIS Mail") non ho trovato nessuna targa della Società a nessuno dei quattro ingressi del complesso edilizio.

 

                                   Ma ciò, che è comprensibile essendo trascorsi tre anni dalla cessazione di attività, è divenuto più sospetto man mano che ricevevo dal personale di alcuni degli Uffici presenti nell'edificio, da alcune persone che uscivano da due degli ingressi e dai gestori di alcune attività commerciali e di ristorazione presenti all'intorno nella via, la medesima risposta di "non avere memoria nè di una simile società in quello stabile, nè di una targa che la evidenziasse". Non ho molto approfondito la mia piccola indagine riservandomi di acquisire, prima di tornare sul posto, i dati della attività commerciale svolta, ed aver accertato il senso dell'ultimo indice della visura ove si evidenzia una denuncia dell'8-11-1995 con la quale si comunicava una "modifica dati anagrafici a fronte recupero automatico dal Ministero Finanze". Per ora questo conforta il mio convincimento che ci si trovi davanti ad una struttura di copertura necessitante di periodica modifica della mimetizzazione. E' dai tempi dell'impiego di piloti italiani come istruttori in Libia che una serie di Società intestate come "ALI e poi qualcosa" è stata via via creata e mutata per aggirare i vincoli legali ad operazioni illecite.

 

                                   Spero comunque di non aver approfittato del Suo tempo in maniera inopportuna e con argomenti che possano apparirLe come inconsistenti deliri di una personalità ormai alterata. Non nego che questo possa essere, ma è bene rimanere comunque fedeli ad un metodo scelto. Certo avrei anche interrogativi e curiosità da porLe, come quello se si ritenga plausibile che un pilota arabo scriva anticipatamente la confessione di responsabilità per le azioni che intendesse compiere, per poi lasciarla a terra o portarsela in volo, se è vero quanto scritto da Purgatori sul Corriere della Sera come fosse una evidenza delle carte istruttorie. E se questa non possa apparire invece come la conferma di quello scenario che mi ha consentito di esporLe nei particolari. Come pure mi piacerebbe avere il Suo parere sul perchè ogni tentativo di riaprire le indagini sulla morte di Marcucci si scontri con un atteggiamento evasivo , quando non deviante, di altri Uffici Giudiziari, pur in presenza della nota deposizione del Carabiniere Lampis al Suo Ufficio, mai smentita nè perseguita come falso o calunnia, da quel che io posso sapere. Ma non è certo questo il luogo, nè il tempo per avere da Lei risposte su questi delicatissimi aspetti di una indagine sempre in bilico tra depistaggi, falsità, occultamento di prove, eliminazione violenta di possibili testimoni. Sinceri auguri di buon lavoro. Con stima e simpatia.

 

 

                                                                       Ciancarella Mario